Caricamento in corso

Creatività cercasi

Creatività cercasi

 

Nel corso delle nostre carriere ci ritroviamo spesso immersi in modelli, procedure e sistemi di valutazione talmente intricati che il Labirinto di Cnosso, in confronto, sembra un corridoio dell’Ikea. Ogni manuale ci parla con la voce monotona della burocrazia: “Misurare, valutare, tracciare, classificare…”. Pare di essere osservati da un esercito di KPI dotati di occhialetti spessi, tutti convinti di avere la rara missione di spiegarci chi siamo. E mentre proviamo a districarci tra matrici, indicatori e dashboard che fanno più luci di un albero di Natale sotto caffeina, ci rendiamo conto che forse — proprio forse — il lavoro non è fatto solo di questo.

Approfondiamo analisi sul performance management digitale, che ormai è così evoluto da sembrare progettato da un cugino giovane di Isaac Asimov in una giornata particolarmente ispirata. Le piattaforme “leggono” il contributo delle persone con la sicurezza di Daniel Kahneman quando parla dei suoi sistemi 1 e 2, e interpretano il valore umano quasi come Richard Florida interpretava la creatività delle città vibranti. A volte abbiamo l’impressione che questi strumenti sappiano tutto, tranne dove abbiamo lasciato le chiavi di casa.

Eppure, con il passare del tempo, capiamo che la vera forza che orienta il nostro modo di lavorare non è mai stata la tecnica pura. Lei c’è, importante e affidabile, come un indice bibliografico. Ma la protagonista, quella con il cappello a cilindro e il sorriso da prestigiatrice, è sempre stata lei: la creatività.

La creatività non parla sottovoce. Entra in scena con la disinvoltura dei personaggi di Italo Calvino: leggera e precisa, invisibile e indispensabile. Arriva quando apriamo un documento serissimo, pieno di grafici che sembrano progettati da un contabile con il culto dell’ordine, e ci chiede: “Sicuri che volete farlo proprio così?”. E noi, inizialmente, cerchiamo di ignorarla, perché c’è un processo da rispettare, un modello da seguire, un diagramma che chiede attenzione. Ma è inutile: lei insiste, si aggira tra le righe come un gatto curioso e alla fine ci convince.

È in quel momento che accade la magia: il processo rigido si scioglie un po’, come una tartina abbandonata troppo vicino al termosifone; la tabella si trasforma in una storia; la valutazione non è più una sentenza ma un dialogo. La creatività, proprio come diceva Gregory Bateson, crea connessioni tra cose che sembravano non avere nulla da dirsi. E noi iniziamo a divertirci, perché quando l’idea inattesa arriva, arriva davvero: fa rumore, vibra, ci sorprende come una battuta che non ti aspetti.

È curioso notare che non tutti vedono la creatività come un’alleata. Alcuni colleghi la considerano un disturbo del sistema, come quando il Wi-Fi decide di prendersi una giornata di ferie. Altri la considerano un lusso, come Domenico De Masi descriveva l’ozio creativo: qualcosa di importante ma sempre rinviato a “quando ci sarà tempo”. Altri ancora la temono: perché la creatività non obbedisce, non sta ferma, non si fa mettere in tabella pivot. Ma noi, ostinati, continuiamo a invitarla.

Ci divertiamo perfino a osservare cosa succede quando qualcuno, quasi per caso, prova a guardare un problema da un’angolazione strana. Succede spesso che qualcuno esclami: “Non ci avevo mai pensato!”. E per noi, in quell’istante, è come ricevere una lettera firmata Calvino: un piccolo capolavoro inaspettato, un regalo.

Con il tempo capiamo che la creatività non è un superpotere raro, né una scintilla poetica concessa a pochi eletti. È un muscolo, un metodo, una disposizione dello sguardo. È la capacità di combinare ciò che già esiste in forme nuove, come raccontava Margaret Boden studiando le strutture del pensiero creativo. È un invito a esplorare, a deviare, a fare domande che aprono porte e finestre dove prima c’era solo un muro.

Oggi, mentre navighiamo ancora tra processi, risultati e grafici che sembrano volerci raccontare il mondo, la creatività continua a seguirci come un’ombra luminosa. È lei a trasformare un compito noioso in un gioco, un ostacolo in un trampolino, un problema in una storia. È lei che rende il viaggio meno prevedibile e più umano.

La verità è che senza creatività il lavoro sarebbe un condominio grigio pieno di caselle da spuntare. Con la creatività, invece, diventa un quartiere fantastico, pieno di vicoli narrativi, balconi che parlano, idee che fischiettano. Diventa un romanzo in cui noi siamo protagonisti e lettori allo stesso tempo.

E forse è proprio questo il miracolo quotidiano: continuare a stupirci. Continuare a lasciare una piccola porta aperta, perché — come diceva Calvino — ciò che è leggero non è mai superficiale, e ciò che è immaginato bene può diventare reale.

E così, anche quando un foglio Excel cerca di dirci di no, la creatività entra, si accomoda, e con voce calma ci dice: “Aspetta. C’è sempre un’altra possibilità”.

Condividi l'articolo

You May Have Missed